Una legge a sostegno del terzo settore, dell’amministrazione condivisa e della cittadinanza attiva.

Approvata in Assemblea legislativa l’esame del progetto di legge presentato dalla maggioranza a tutela del terzo settore.

Un atto a prima firma Federico Alessandro Amico di Emilia-Romagna Coraggiosa e sottoscritto dai consiglieri del Patito democratico Francesca MalettiOttavia SonciniMarcella ZappaterraManuela RontiniAndrea CostaLia MontaltiNadia RossiPalma CostiRoberta MoriMarilena PillatiAntonio MumoloPasquale GeraceMatteo DaffadàMassimo BulbiLuca SabattiniStefano CaliandroFrancesca Marchetti e Marco Fabbri, oltre a Stefania Bondavalli della lista Bonaccini presidente e Silvia Zamboni di Europa verde.

Il progetto di legge (un lavoro di due anni), ha come obiettivo, dando seguito anche ai contenuti della riforma nazionale, quello di promuovere e sostenere il ruolo degli enti del terzo settore: forniamo linee guida, definiamo un perimetro, diamo organicità, semplifichiamo”. Quindi, evidenzia la dem, “vogliamo diffondere, ancora di più, la cultura del volontariato e, contemporaneamente, tutte le forme di cittadinanza attiva”. In questo processo, sottolinea, “diventa centrale il patto sociale tra la parte pubblica e il terzo settore (anche rispetto al tema della formazione)”. “Dopo la pandemia bisogna rinsaldare il senso di comunità”.

Verrà poi istituito il consiglio regionale con i rappresentanti del terzo settore e del volontariato (sede di confronto anche con le pubbliche amministrazioni) e un osservatorio dedicato.

“Affrontiamo l’esame di una delle poche leggi di iniziativa dei consiglieri, che, peraltro, cerca di rendere organica la legislazione in materia (a partire dalla riforma nazionale), con l’obiettivo di rafforzare la rete territoriale delle relazioni, con la progettazione come asse portante della norma”, sottolinea il relatore di minoranza Simone Pelloni (Lega). Per il consigliere, però, “nella stesura di questa legge serviva più attenzione nell’attività di sburocratizzazione del sistema”. Sui finanziamenti al settore, sollecita poi “più omogeneità nella gestione di queste risorse economiche, che, peraltro, restano invariate rispetto al passato”.

Se nel 2015 in Italia si contavano 336.272 soggetti non profit, capaci di impiegare una forza lavoro di 788.126 persone, l’ultima e più recente rilevazione (pubblicata nel 2022) evidenzia l’incremento nel 2020 a 363.499 organizzazioni con 870.183 addetti.

La stessa ricerca del 2020 ci dice che in Emilia-Romagna sono 27.658 le istituzioni non profit, con 82.291 addetti. Di queste, la maggior parte sono associazioni, per un totale di 23.091 unità (pari all’83,48 per cento), 881 sono cooperative sociali (3,18 per cento), 713 sono fondazioni (2,57 per cento) e 2.973 sono istituzioni con altra forma giuridica (il 10,74 per cento). Per quanto riguarda i lavoratori e le lavoratrici, 57.306 (pari al 69,63 per cento) sono collocati nelle cooperative sociali, 11.981 (14,55 per cento) nelle associazioni, 5.786 (7,03 per cento) nelle fondazioni e 7.218 (l’8,77 per cento) nelle altre forme giuridiche. Estremamente consistente in regione, poi, il numero dei volontari attivi nel sistema, che si stima siano oltre 500mila.