La Regione chieda al governo di ampliare “la platea dei beneficiari dei congedi parentali e del bonus baby sitter, riconoscendone la spettanza anche ai genitori dei bambini più piccoli – iscritti alle scuole dell’infanzia e alla primaria – che utilizzano lo smart working”. Questo per consentire ai genitori di svolgere il loro lavoro e assistere i figli.

Lo chiede con una interrogazione la consigliera Francesca Marchetti (Partito democratico) dopo che dal 15 marzo l’emergenza Covid ha portato allo stop della didattica in presenza. A risentirne sono state le famiglie e le ripercussione ricadono sulla “condizione delle donne e dell’occupazione femminile”. La consigliera Pd scrive: “I genitori che lavorano in smart working, cioè da casa, non possono usufruire dei congedi parentali e questo fa sì che i genitori – specie quelli di bimbi piccoli e piccolissimi – si trovino in forte difficoltà a svolgere la propria attività lavorativa e, contemporaneamente, accudire i più piccoli e in alcuni casi supportare fratelli e sorelle più grandi nella gestione della didattica a distanza e dei compiti”. Marchetti afferma che “l’attuale disciplina legislativa contiene dunque una serie di vincoli davvero poco comprensibili, che denotano un pregiudizio del legislatore, il quale sembra voler dire che se uno dei due genitori svolge la prestazione da casa, per definizione può occuparsi contestualmente anche dei figli”.

Dopo aver richiamato le norme sul lavoro agile, la consigliera conclude sostenendo che oggi è necessario “un approccio più moderno che riconosca concretamente che il lavoro agile è una forma di lavoro a tutti gli effetti, che come tale non può e non deve essere prevista quale alternativa ai permessi, anche per non tradurre l’utilizzo di tale istituto nell’ennesima penalizzazione per le donne e nell’ennesimo colpo all’occupazione femminile”.